Barzio PDF Stampa E-mail
Barzio (anticamente anche Barzo, Barso, Barsio) è certamente la più nota delle località della Valsassina, al punto che nominando la Valle subito vi si associa questo paese, e viceversa. Le ragioni sono tante: storia e testimonianze di molti secoli; posizione privilegiata, relativamente centrale, protetta e solatia pur in mezzo al verde; la cornice delle montagne, in particolare le Grigne che stanno proprio davanti, lontane quanto basta perchè non incombano e vicine quanto basta per sentirne l'imponenza e goderne i dettagli paesaggistici; un certo tono dell'edilizia, malgrado i furori costruttivi, o meglio distruttivi, dei decenni precedenti; gli impianti sportivi a portata di mano, le manifestazioni folkloristiche e per gli ospiti, le attività commerciali. Notizie storiche di Barzio si hanno fin dal 1200.

Un manoscritto di Goffredo da Bussero cita una chiesa dedicata al patrono S. Alessandro "in loco barzo de valsaxina". Nel XVI secolo v'erano a Barzio 92 fuochi, cioè focolari, unità familiari, e 315 anime. Oggi, gli abitanti, intesi cioè come persone che vi vivono tutto l'anno, sono circa 1300. I Barziesi, parlano un dialetto Gallo Latino dell'alta Lombardia d'impronta lecchese ma nel quale si trovano espressioni ed assonanze bergamasche ed anche valtellinesi. O, meglio, parlavano, perchè nel linguaggio comune, esclusi forse alcuni nuclei ed ambienti ed alcuni "vecchi", sono ormai intervenuti il mescolamento e l'appiattimento del dialetto milanese, del brianzolo etc. nonchè dell'italiano scolastico e televisivo.Un'illustrazione, mostra Alessandro, il Santo guerriero, nell'artistica "pace" donata alla parrocchia di Barzio fra il seicento ed il settecento da un Alessandro Manzoni della stessa famiglia del suo illustre omonimo. Battezzare con il nome del patrono, doveva essere allora un'usanza molto diffusa.

COSE DI BARZIO

Oltre al Palazzo Manzoni più noto, vi sono a Barzio altre abitazioni che servirono a questa famiglia nelle sue varie ramificazioni. Notevoli sono le case di Via Francesca Manzoni con ampio portificato, logge, colonne e di Piazza Cavour, massiccia e con vasto cortile. La parrocchiale di Barzio, dedicata a Sant'Alesandro, ha, come già accennato, una storia plurisecolare, e ciò si rifkette nella sua architettura e nei suoi arredi. Fra questi, un quadro di Stefano Montalto da Treviglio, nel 1655, e la dolce e deliziosa statua lignea Madonna con Bambilo del 1715. A seguito della visita pastorale di San Carlo Borromeo, il 24 ottobre 1566, venne fatto un inventario preciso degli oggeti notevoli che conteneva anche una Croce astile d'argento datata 1488 la quale viene tuttora considerata la più antica dotazione della chiesa. Il tempio conteneva un piccolo organo del secolo scorso sostituito nel 1978 da uno strumento a 1633 canne. Il nuovo organo, opera n. 1016 della casa organaria Vincenzo Mascioni di Cuvio (Varese), è imponente, moderno anche nelle linee, tuttavia, nella loro semplicità e purezza, non contrastano con gli altri elementi decorativi. E' ritenuto all'avanguardia anche come resa dei suoni e degli effetti, tanto da venire spesso usato per concerti di grandi maestri italiani e stranieri e per la realizzazione di dischi artistici più che commerciali: così nel 1985, celebrandosi il terzo centenario della nascita di Bach, con l'incisione delle sue maggiori opere. Barzio ha altri tre luoghi di culto: la chiesetta di Concenedo, eretta ai primi del 1700, la cappella di San Matteo al cimitero ed il recente Santuario Regina dei Monti e delle Funivie, sosta spirituale di tanti sciatori e gitanti ai Piani di Bobbio.


La secentesca chiesa di San Giovanni, il cui discreto profilo appare fra una casa e l'altra del paese destando qualche curiosità, è invece sconsacrata e sede di un museo privato con opere dello scultore Medardo Rosso (1858 - 1928). Da essa proviene l'altare ligneo di San Giovanni Battista ora nella parrocchiale.


La parrocchiale, come ogni chiesa, è aperta a tutti. Ma le sue porte di bronzo, dello scultore Pietro Maggioni, accoglienti al termine della scalinata d'accesso, sono un'opera anche per il godimento anche solo artistico di chi si astenesse dalla visita interna. Pesano 12 quintali, furono fuse nel bicentenario della nascita di Alessandro Manzoni (1785 - 1873) e descrivono i motrivi della fede, della speranza e del perdono di cui l'opera di questo scrittore è tutta permeata. Tra cinque, dieci secoli, il portale, forse il primo del genere in onore di un grande della letteratura e certament eun contributo notevole all'arte figutrativa di soggetto manzoniano, sarà ancora lì per tutti, mentre milioni di altre coso più costose, ed inutili, saranno andate disperse.

Tratto da: Barzio in Valsassina - Piccola storia locale e qualche pensiero e idea per il presente - progetto Ezio Battistel